Salve a tutti. Oggi parliamo di traumi infantili e di come ci cambiano. Ma prima abbiamo bisogno di qualche definizione in più. Come ho ripetuto altre volte, sapere è potere. E sapere cosa è un trauma infantile, ci permette di riconoscerlo e di arginarne le conseguenze.

 

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Comincio con una domanda secca: cosa succede quando sbattiamo un ginocchio contro lo spigolo di una porta? Semplice, un livido gigante e bruttino. Probabilmente anche qualche imprecazione. Potrebbe anche essere stato un brutto colpo, con conseguenze più gravi, come un versamento e così via.

Ora, il trauma a un ginocchio si vede, è quantificabile e si può per la maggior parte curare. Certo, chi c’è passato sa benissimo quanto è tignosa e lunga la trafila per la guarigione.

Cosa c’entra il ginocchio con i traumi infantili?

Innanzitutto un “trauma infantile” non si vede.

Non si può quantificare come e quanto il suo impatto modificherà o ha modificato una persona. Un trauma può avere varie entità: passiamo da un livello “sciocchezze” a livelli “patologie”.

Tra i livelli sciocchezze possiamo inserire tutti quei mini traumi. Come i ragni che zompettano nel nostro letto.  Qualcosa che ci cade in testa e ci fa venire la paura della grandine o delle pigne. Il rumore del vento forte che poi da adulti ci fa diventare tremanti a ogni scirocco che passa. Il disgusto per un cibo che magari ci hanno costretto a mangiare a forza da piccoli.

Sì, sono sciocchezzuole, ma sono quel genere di cose che talvolta ci può rendere la vita difficile. Per esempio quando un ragno salta fuori e noi urliamo come forsennati in mezzo alla strada, facendo la classica figura barbina. Oppure quando ci invita qualcuno che non ci conosce bene e il menù è tutto a base di quella verdura che a solo vederla ci fa venire la nausea.

 

E poi ci sono i traumi, quelli veri.

Quelli da disturbo post traumatico da stress, psicopatologie varie che si associano e relazioni disfunzionali con gli altri. Ho recentemente osservato come nella letteratura rosa va molto di moda avere protagonisti con dei traumi violenti. Questo perché forse c’è il grande desiderio di capire come un trauma possa cambiare una personalità. O magari il desiderio e la speranza di mostrare come nonostante il trauma si possa andare avanti, vivere e trovare anche la felicità.

Non sempre però questa felicità, nella realtà quotidiana, viene veicolata dall’amore, bensì, come tutto ciò che riguarda la psiche umana, dalla forza di volontà individuale. Di certo la presenza di qualcuno che ci sostenga è un ottimo fattore protettivo e di cura, ma dipende tutto dalla volontà che uno impiega nei confronti di se stesso.

Un trauma può cambiare in modi impercettibili la personalità e il modo in cui viviamo le esperienze successive, perché è di fatto un’esperienza emotivamente forte.

E cosa succede al nostro cervello quando vive un’emozione così forte? Nel bene o nel male si attiva una serie di processi chimici volti a stabilizzare e imprimere a fuoco l’evento di così grande valenza. Ecco perché si dice che per ricordare qualcosa dobbiamo viverla in chiave emotiva.

Anche un evento piccolo da bambini ha un valore immenso.

I cuccioli di uomo hanno cervelli ancora pieni di possibilità, sinapsi che ancora si devono formare, ponti tra neuroni ancora non costruiti. Eventi positivi, così come eventi negativi, modificano il cervello a livello microbiologico. Magari non ricorderemo precisamente il giorno che i broccoli ci sono andati di traverso, ma quando vedremo i broccoli il cervello attiverà la paura, che da adulti diventerà disgusto. Ecco come un piccolo trauma può modificare così in grande le percezioni e dunque la personalità.

Allora cosa può fare un grande trauma?

La violenza da chi non ce la aspettiamo, un incidente e una catastrofe sono tutti eventi così pregnanti che spesso il cervello non riesce a riorganizzarsi. Ed ecco che si posso instaurare difficoltà cognitive come non ricordare bene le cose, non riuscire a stare fermi, difficoltà ad imparare. Oppure difficoltà emotive, come un’indifferenza generalizzata verso gli altri o una ricerca eccessiva di stabilire relazioni anche con gli estranei.

In quel caso entriamo nello specifico campo degli psicologi, se davvero la persona riconoscere di avere bisogno di aiuto.

Ma per i traumi da “livido e basta”?

Anche qui il consiglio resta quello di prendere coscienza di come e quanto un evento vissuto traumatico possa influenzare le nostre scelte quotidiane. Il segreto è quello di non permette al livido e alla paura di sbattere ancora di frenarci dal camminare, tanto per rimane in tema di ginocchia. Che poi sono una delle articolazioni che sorregge il nostro peso, come del resto il cervello sorregge e coordina ogni nostra attività.

Dunque, non disperate se ritenete che un trauma infantile vi abbia cambiato. Perché è così. Ma ogni cosa che vivete vi cambia, quindi si può sempre cambiare e migliorare.

Al prossimo appuntamento!

Isa

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