Alzi la mano chi, come me, ha pensato che l’unico modo per avere un futuro lavorativo fosse emigrare, allontanarsi dall’Italia, che in questi ultimi anni sembra non avere più nulla da dare, e cercare fortuna altrove.

Sono sicura di poterne contare due.. o dieci, o cento. O forse di più. Perché il dato di fatto è questo. L’Italia, specialmente ai giovani, non ha più niente da offrire. Lavori sottopagati, in cui l’unica scelta è lasciarsi sfruttare, lavorando sodo e ininterrottamente per un tempo lunghissimo, per ricevere una miseria. E ci si accontenta, perché alzare la testa, lamentarsi, è inutile. Se vuoi di più, se pretendi di più dopo aver passato una vita a studiare, a provare, sei tu che sbagli. Se cinquecento euro ti sembrano troppo pochi per un lavoro di dieci ore al giorno, per sei giorni la settimana, sei tu che hai pretese troppo alte. Perché in Italia va così, e devi ritenerti fortunato se riesci a farti sfruttare.

È questo che dovremmo fare? Ringraziare in ginocchio se riusciamo ad ottenere qualcosa?

Non sono d’accordo. E proprio per questo ho deciso di raccontare, qui a Tratto Rosa, la mia esperienza. Ho passato anni a cercare lavoro. Anni a fare colloqui su colloqui, senza successo. Per alcuni la mia esperienza era troppo esigua – ed in effetti come si può avere esperienza se nessuno ti permette di averla?! – per altri il mio aspetto non andava bene – perché si, per lavorare devi essere una top model vincitrice di Miss Italia, perché vogliono tutti la gnocca di turno, se no non vai bene – e per altri ancora il fatto che avessi frequentato l’Università era un problema.  E finalmente ho deciso di uscire da quel tunnel. Di smettere di girare come un ape impazzita e darmi finalmente una mossa. E la mia scelta, sebbene difficile e sofferta devo ammetterlo, è stato emigrare.

Sono arrivata a Liverpool – la città dei Beatles, per intenderci, al nord dell’inghilterra – quasi due anni fa.  L’arrivo non è stato tutto rose e fiori. Non capivo un’accidente di quello che dicevano, non avevo idea di dove andare. E Liverpool, rispetto alla mia città di origine, mi sembrava immensa.  Trasferirsi in Inghilterra non è semplicissimo, ma non è neanche così difficile come si pensa. Basta solo organizzarsi bene, informarsi, ed io sono qui anche per aiutarvi a farlo.

Iniziamo con il dire che se volete lavorare in Inghilterra, serviranno alcune cose, molte facili da procurarvi. 

Intanto avrete bisogno di un posto in cui vivere.
È molto facile trovare una stanza in un appartamento condiviso. Un po’ meno trovare un appartamento tutto per voi, ma arriveremo anche a questo. Non prendete mai, assolutamente, una stanza senza vederla. Senza essere lì e poterla visitare. Se in città piccole e periferiche come la mia le fregature sono poche, in città importanti come Londra è un rischio reale. Prendetevi del tempo. Trascorrete le prime giornate in albergo, in ostello, o ospitati da qualcuno e prendete appuntamento per visitare le case.

Dopo l’appartamento – o per meglio dire, durante la vostra ricerca – la cosa assolutamente necessaria è il NIN. 
National Insurance Number. Il NIN è l’unica cosa di cui avrete assolutamente bisogno per poter lavorare. È il codice identificato che viene assegnato a chiunque voglia lavorare, e permette così di pagare le tasse. Perché, sappiatelo, in UK non verrete mai pagati in nero. Ottenere il NIN è estremamente facile. Dovrete chiamare al DWP (Department for work and pension) che in pratica sarebbe una specie di centro dell’impiego e prendere appuntamento per il NIN. Non abbiate paura di non capire. Sia al telefono ( in cui vi chiederanno principalmente i vostri dati e che documenti portare al colloquio ) che al colloquio è tutto estremamente facile, visto che sono abituati a trattare con gli stranieri. Quando vi darà l’appuntamento – vi manderanno nel Job Centre più vicino al vostro indirizzo, solitamente nel giro di una settimana – dovrete soltanto recarvi. Vi verrà dato un NIN temporaneo in attesa di quello definitivo, che vi arriverà per posta in due/tre settimane. E già con quello potrete, finalmente, iniziare a cercare lavoro.

Trovare lavoro, al contrario dell’Italia, non è così difficile se avrete un buono spirito di adattamento. 

Partiamo dal presupposto che, inizialmente, la cosa migliore è trovare lavori non qualificati, nei quali non avrete bisogno di un altissimo livello di inglese. Intendo lavori quali nella Hospitality, che sarebbe la ristorazione, i pub. È il settore più facile e che vi può aiutare ad avere una base monetaria mentre cercate di meglio. Ricordatevi, qualsiasi lavoro cercate, si partirà sempre al Minimun wages, che è il minimo per la quale verrete pagati. La cosa bella, però, è che in Inghilterra il minimo è abbastanza alto – soprattutto secondo noi italiani – e non fa che aumentare ogni anno. Per esempio, nel 2019 per le persone sopra i venticinque anni è di ben 8.21 sterline l’ora. Niente male, eh?

Il mio consiglio, per trovare lavoro, è sicuramente di armarvi con curriculum alla mano e girarvi tutta la zona che vi interessa, lasciandoli ovunque vi sia scritta la richiesta di personale – moltissimi posti, quando hanno bisogno, appendono alla vetrina o alla porta un cartello con su scritto di cosa hanno bisogno – e farvi anche un giro su facebook, sulle varie pagine di offerte di lavoro.

Vi ho convinto almeno un po’ a considerare l’idea di trasferirvi?
Vi state lasciando stuzzicare dall’idea di essere finalmente pagati per il vostro lavoro?

Ambra Ferraro.

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