Il 30 gennaio è arrivato in tutte le libreria il terzo capitolo atteso, o inatteso a detta di alcuni, di Louisa Clark: “Sono sempre io”. L’ho letto, e adesso sono pronta a dire anch’io la mia! 

Titolo: Sono sempre io 
Nome autore: Jojo Moyes 
Genere: Contemporary Romance 
Editore: Mondadori 
Data di pubblicazione: 30 gennaio (ebook e cartaceo)
Link d’acquisto: Amazon 

Trama: 

Lou Clark sa tante cose… Ora che si è trasferita a New York e lavora per una coppia ricchissima e molto esigente che vive in un palazzo da favola nell’Upper East Side, sa quanti chilometri di distanza la separano da Sam, il suo amore rimasto a Londra. Sa che Leonard Gopnik, il suo datore di lavoro, è una brava persona e che la sua giovane e bella moglie Agnes gli nasconde un segreto. Come assistente di Agnes, sa che deve assecondare i suoi capricci e i suoi umori alterni e trarre il massimo da ogni istante di questa esperienza che per lei è una vera e propria avventura. L’ambiente privilegiato che si ritrova a frequentare è infatti lontanissimo dal suo mondo e da ciò che ha conosciuto finora. Quello che però Lou non sa è che sta per incontrare un uomo che metterà a soqquadro le sue poche certezze. Perché Josh le ricorda in modo impressionante una persona per lei fondamentale, come un richiamo irresistibile dal passato… Non sa cosa fare, ma sa perfettamente che qualsiasi cosa decida cambierà per sempre la sua vita. E che per lei è arrivato il momento di scoprire chi è davvero Louisa Clark.

Recensione: 

Il successo di “Io prima di te”, il primo volume di questa… trilogia?! in effetti non sappiamo se questo terzo libro sarà l’ultimo ma io suppongo di sì, è stato uno dei successi letterari più chiacchierati degli ultimi anni. Tutti hanno amato, o odiato, il devastante epilogo di “Io prima di te”. Di sicuro non sono mancate le lacrime leggendo quegli ultimi capitoli devastanti che ci hanno portati alla morte, programmata, di Will. (La recensione del film, QUI).

Già, Will. Un protagonista così ben caratterizzato che non amarlo è stato impossibile, elaborare il lutto difficile. La sua mancanza è stato il tarlo del secondo volume, “Dopo di te”, lettura che a dire di molti è stata deludente. Io, onestamente, non sono d’accordo con questi pareri negativi. E’ vero, amavamo Will, ma in fondo  io volevo sapere cosa ne sarebbe stato di Lou. Come avrebbe affrontato il dolore per la morte della persona che amava, come ne sarebbe venuta fuori. Voi no? 

Alcuni hanno trovato inopportuna anche la comparsa della figlia di Will, sempre nel secondo volume, asserendo che fosse solo un modo per aggirare gli ostacoli di una trama che doveva portare Lou a superare il dolore a ogni costo. Si sono formate diverse fazioni, a tal proposito, ma a parte questo tutti pensavamo, me compresa, che non avremmo più letto altro di Lou dopo il secondo epilogo. Eppure… 

Eppure per Louisa Clark una vera svolta non c’era ancora stata.

Sì, aveva trovato in Sam un conforto, un punto da cui ricominciare, ma di se stessa non sapeva ancora nulla. Era sempre la stessa ragazza che, nonostante Will l’avesse spronata tramite una lettera strappalacrime, non aveva sogni. Non sapeva cosa fare della sua vita e che aveva preso, sul finale del libro, la decisione di trasferirsi a New York e accettare il lavoro di cui le aveva parlato Nathan. 

Ci eravamo lasciati con una sfida, e anche se molti dicono il contrario, io credo che questo terzo volume, a patto che sia l’ultimo, fosse necessario per chiudere il cerchio. 

“Sono sempre io” ci porta nella nuova vita di Louisa Clark, ancora in costruzione.

Il nostro viaggio comincia insieme al suo, e insieme a lei approdiamo a New York che è per Lou una città, un groviglio di strade e gente, totalmente sconosciuta. In lei però troviamo quella voglia, forte e del tutto nuova, di affrontare la vita dicendo “sì” a qualunque opportunità le capiti. Proprio come Will le aveva chiesto di fare. 

Rimasi seduta a un tavolo vicino alla vetrata a fissare per mezz’ora le strade di Manhattan che si risvegliavano, con la bocca piena di muffin appiccicoso e scottata da un caffè nero bollente. E d’un tratto capii perfettamente che cosa avesse cercato di spiegarmi Will due anni prima: per quei pochi minuti, mentre assaporavo cibo insolito con gli occhi pieni di immagini nuove, ebbi la sensazione di esistere solo in quell’istante. Ero totalmente presente a me stessa, i sensi risvegliati, tutto il mio essere pronto ad accogliere le nuove esperienze che mi circondavano. Ero nell’unico posto al mondo in cui potevo essere. 

Nonostante i buoni propositi, l’euforia iniziale, quella voglia irrefrenabile di “capirsi”, iniziare una nuova vita in una città sconosciuta non è impresa facile per nessuno. Neppure per Lou, goffa e genuina per come l’abbiamo conosciuta. New York non è Stafford, la vita è molto più frenetica, ci sono centinaia di newyorkesi – di nascita o d’adozione – che circolano sui marciapiedi senza curarsi di nessuno. Certo, Louisa può sfoggiare il suo bizzarro e originale outfit come meglio crede tanto nessuno ci baderà, eccetto alle eleganti cene d’alta società alle quali, per lavoro, si ritrova a dover presenziare. 

Agnes, la donna di cui Lou dovrà essere l’ombra, ha una personalità fragile.

Mrs Gopnik è a sua volta l’ombra del marito, e quella della ex signora Gopnik, non ha amiche tra i nomi illustri frequentati dal marito e nessuno sembra volerle dare una possibilità. Agnes è un’immigrata, viene dalla Polonia, e vede in Louisa un’amica. O almeno, così dice… 
In realtà, Louisa è solo una dipendente, e quando il suo turno di lavoro finisce si ritrova da sola, spersa in un paese così differente dal suo negli usi e nei costumi. Senza contare che presto verrà a conoscenza di scabrosi segreti, di cui non può fare parola in alcun modo con nessuno. 

“Per qualche tempo ti sentirai a disagio nel tuo nuovo mondo. Ci si sente sempre disorientati quando si viene sbalzati fuori dal proprio angolino rassicurante”. Le parole dell’ultima lettera di Will riecheggiavano dentro di me, come se venissero da lontano. 

E poi Sam. Il nuovo amore di Louisa, l’uomo che l’ha aiutata quando il mondo sembrava esserle crollato irrimediabilmente addosso.

Lui è così lontano adesso che la sua nuova vita gravita sulla Fifth Avenue a Manhattan… L’inghilterra e la Louisa Clark che Sam ha conosciuto, a un certo punto, sembrano essere così lontani… 
Ed ecco che quando tutto sembra volgere per il meglio, qualcosa che hai inavvertitamente tralasciato inizia a vacillare. La lontananza, si sa, è cattiva consigliera e difficile da gestire. Un amore nato da poco, in circostanze particolari come una sparatoria e la recente perdita di una persona che è stata importante, può resistere a così tante novità? 

Nuovi amici, nuovi colleghi, e poi lui… Josh. 

Sono tutti fattori che in qualche modo portano i due mondi di Lou a vacillare: la vecchia Louisa Clark e la nuova si ritrovano in rotta di collisione. Eppure, lei non fa altro che ripetere “Sono sempre io”. Ma chi è Louisa? Cosa vuole davvero? Chi vuole diventare? Perché lei, in fondo, si è sempre prodigata per chiunque. Ha cercato di risolvere le questioni irrisolte di coloro a cui vuole bene, e non si è mai soffermata a pensare a se stessa neppure per un secondo. Finché, a un certo punto, arriva Josh: Americano, bello, e somiglia incredibilmente a… Will. 

“Non è Will”, mi dissi. La voce non era quella. Le sopracciglia non erano quelle. Era americano. Eppure c’era qualcosa nel suo atteggiamento che me lo ricordava: quella sicurezza unita a un’intelligenza acuta, l’aria di chi è in grado di affrontare tutto ciò che la vita gli pone davanti, quel modo di guardarti che ti lascia svuotata. 

Passato e presente che si fondono, ancora. Un dolore mai sopito, una mancanza incolmabile, che torna a fare male come se non fossero passati due anni. L’irrisolto, i discorsi mai affrontati di petto, che tornano a galla e rimettono tutto a soqquadro. 

Quello che leggerete in “Sono sempre io” è un momento particolare, delicato e di svolta, della vita di Louisa Clark. 

Tutto, ogni cosa, viene messa in discussione. Non ci sono certezze, a un certo punto non ce n’è davvero alcuna, sembra che possa accadere tutto e il contrario di tutto. Durante la lettura ho cambiato idea, su come avrei voluto che si evolvessero le cose, almeno un milione di volte. Ho pensato che alcuni avvenimenti, forse, fossero superflui e un po’ forzati. Magari non avrei scritto… forse avrei evitato…. 

E poi, proprio come capitò con “Io prima di te”, ho capito che ogni cosa che accade è un tassello, un gradino, che porta Louisa a conoscersi davvero. E in fondo chi siamo noi per decidere come debba avvenire? Il percorso di un personaggio lo decide l’autore, perché durante la stesura le due personalità si fondono e solo lei, Jojo Moyes in questo caso, può sapere di cosa ha bisogno il protagonista. Noi possiamo solo prenderne atto, e accettare che sono questi gli eventi – anche se per certi versi possono apparirci inverosimili o forzati – che porteranno Louisa, per la prima volta, a guardersi dentro, a chiedersi davvero di cosa ha bisogno e di cosa invece non ne ha affatto. E’ un percorso di crescita che porterà a una svolta – una vera – e in fondo avevamo bisogno di sapere cosa ne sarebbe stato di Lou. Anche se molti dicono il contrario 🙂 

Il libro è abbastanza corposo: 440 pagine scritte fitto fitto, piene di dettagli e informazioni su Lou e le persone che la circondano. 

Tra le pagine troviamo ancora la “colorata” famiglia Clark. La madre con le sue idee femministe, il padre con le sue battute di spirito, il nonno che – non vi dico come – rappresenterà uno dei tanti spunti di riflessione. Perché Jojo Moyes è maestra in questo: ciascuno dei tre libri ci pone, inesorabilmente, davanti a importanti punti di riflessione. L’amore, i valori, la famiglia, la perdita di una persona cara, temi scottanti come è stato quello della morte assistita nel primo volume.  L’introspezione, la ricerca di se stessi. 
E poi ci sono tutte le nuove personalità che incontrerete a New York, dalla vicina anziana e la sua difficile situazione familiare alla famiglia allargata, che non si risparmia colpi bassi, dei Gopnik. 

Di Sam e Josh vi ho già accennato qualcosa, ma è giusto che vi lasci scoprire da soli i dettagli di questo triangolo. 

In quanto all’editing, oserei dire perfetto! 

Ottima traduzione, nessun refuso o almeno io non ne ho notati. La narrazione di Jojo Moyes è scorrevole, ti trascina pagina dopo pagina senza alcuna difficoltà nonostante l’alto numero di informazioni. Io vi consiglio di leggere “Sono sempre io”, perché se avete iniziato un viaggio è giusto portarlo a termine!  E sono quasi certa, anzi assolutamente, che non ne rimarrete delusi 😉 

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2 Comments on “Recensione: “Sono sempre io” di Jojo Moyes – Mondadori”

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