Con ogni probabilità, i disturbi alimentari sono tra le patologie psicofisiche più diffuse degli ultimi tempi. Non è facile riconoscerli, dato che molte persone mostrano attenzione nei confronti del proprio peso, della dieta che seguono e così via: vi sono, però, dei campanelli d’allarme che non bisogna ignorare, ma che dovrebbero spingere a chiedere aiuto quanto prima.

Ogni problematica, chiaramente, ha i propri sintomi. Ciò vale per l’anoressia, per la bulimia, per il BED, per l’obesità reattiva ecc. Ma vi sono dei segnali comuni? E qual è l’atteggiamento giusto da assumere nel momento in cui ci si rende conto di soffrire di DCA – Disturbi del Comportamento Alimentare?

Per saperne di più abbiamo rivolto qualche domanda alla Dott.ssa Silvia Parisi, che lavora a Torino come psicologa, psicoterapeuta e sessuologa. Una professionista del settore che cura non solo le malattie legate all’alimentazione, ma anche i disturbi dell’umore, quelli sessuali e quelli ossessivo-compulsivi, lansia, la depressione e le dipendenze.

La Dott.ssa Parisi elabora percorsi di guarigione ad hoc, fornendo al paziente tutti gli strumenti necessari per trovare un nuovo equilibrio e affrontare le difficoltà quotidiane. Del resto, questo è l’obiettivo della psicoterapia: guadagnare una maggiore consapevolezza di sé e dei propri mezzi. Tra l’altro, le consulenze offerte sono sia in presenza sia online, e riguardano tanto il singolo quanto le coppie e le famiglie.

Silvia Parisi si serve di tecniche come l’E.M.D.R., la terapia cognitiva e cognitivo-comportamentale e la mindfulness, in base al contesto. Vediamo cosa ci ha spiegato in merito ai disturbi alimentari.

Quali sono i principali DCA, i più frequenti al giorno d’oggi?

Fare una stima è abbastanza complesso, innanzitutto perché alcune di queste patologie interessano di più gli adolescenti, altre abbracciano anche l’età adulta.

Non è raro che tra i giovani, e specialmente tra le ragazze, vi siano dei casi di anoressia mentale o di bulimia. La prima è caratterizzata dalla certezza di essere in sovrappeso, anche se ciò non è vero, e da un rifiuto totale o quasi del cibo; la seconda, in molte circostanze, porta a mangiare in maniera compulsiva e poi a “eliminare” l’eccesso con il vomito indotto, i purganti, o con un’esagerata attività sportiva.

Questi disturbi, come già ho accennato, colpiscono soprattutto tra i 13 e i 18 anni: ma non è detto che non possano insorgere nel periodo successivo. Lo stesso vale per il sovrappeso e per l’obesità, che sia di sviluppo (e quindi tipica della fase evolutiva) o reattiva (conseguente a un forte stress).

Meno consuete, ma altrettanto pericolose, sono malattie come la pica. Questa induce l’individuo a ingerire praticamente qualsiasi cosa, addirittura gli oggetti di carta o di spugna, la plastica o altro.

disturbi alimentari

Vi sono dei sintomi che accomunano tutti questi disturbi?

Quasi tutti i DCA prevedono un’immagine distorta del proprio corpo, il che influenza la vita più di quanto dovrebbe. Lo specchio restituisce una figura diversa da quella reale: delle cosce grosse, una pancia gonfia, un viso troppo tondo. La persona inizia a esserne completamente condizionata, sprofondando in uno stato di infelicità che influisce in negativo sulle relazioni, sul lavoro, sugli hobby ecc.

In varie situazioni chi è affetto da disturbi alimentari unisce questo problema ad altri, come il disturbo d’ansia, la depressione, l’abuso di alcool, le tendenze autolesionistiche. Nel senso che tali patologie si radicano laddove la base è più fragile, e trovano – per così dire – “terreno fertile”.

Perché si parla di anoressia “mentale”?

L’anoressia è strettamente connessa non soltanto al fisico, ma anche alla psiche. Sono costanti le preoccupazioni sul cibo, sulle calorie, sul peso; tutto ciò è accompagnato da una bassa autostima, da una notevole propensione al perfezionismo e dalla paura di crescere, di vedere il corpo che cambia e che si sviluppa.

Il fulcro, dunque, non è il “non sentire la fame”, come alcuni erroneamente pensano. Più che altro è centrale una negazione della stessa, insieme a un’aspirazione patologica alla magrezza.

Spesso si sente nominare il Binge Eating Disorder: di cosa si tratta?

Il BED, o Binge Eating Disorder, è un altro disturbo alimentare molto diffuso. Come emerge dal nome, chi ne soffre va incontro a veri e propri episodi di abbuffate: si mangia così tanto da arrivare a un autentico malessere, dato che si continua anche quando lo stomaco è pieno.

Il discorso meriterebbe di essere approfondito, ma in sintesi, coloro che si comportano così non di rado desiderano colmare un vuoto affettivo o emotivo attraverso il cibo. Per questo è importante cercare un sostegno già dopo le prime manifestazioni: la psicoterapia è una strada consigliata in simili casi, per capire meglio sé stessi e i propri bisogni. 

Anche il sovrappeso e l’obesità si inseriscono nei DCA?

Sì, in particolare se causati da una specifica condizione psicologica che porta a considerare gli alimenti come una fonte di comfort.

Si introducono pietanze su pietanze per dimenticare le preoccupazioni, l’angoscia e così via: può capitare che l’iperfagia compensi un disturbo di altro genere. Ancora una volta, in tali circostanze è essenziale l’aiuto di un professionista.

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