Dagli oggetti alla persona, la pratica giapponese Wabi Sabi insegna al mondo occidentale  l’accettazione di ciò che si ritiene imperfetto.

Una vera e propria filosofia di vita che ci consente di vedere con occhi nuovi tutto ciò che abbiamo sempre considerato “sbagliato”. Cosa significa realmente “perfezione”? Se vogliamo analizzare la parola in senso letterario dovremo definirla da dizionario, ovvero “il grado qualitativo più elevato, tale da escludere qualsiasi difetto e spesso identificabile con l’assolutezza o la massima compiutezza”.

Ma è davvero possibile arrivare a escludere qualsiasi difetto? Secondo la tradizione giapponese no e anzi si deve imparare ad accettare questo concetto, farlo proprio e apprezzarlo per la diversità che comporta, non solo per gli oggetti, ma anche per la persona.

Dare nuova vita e perfezione agli oggetti

Il Wabi Sabi nasce come tecnica per ricomporre la perfezione nell’imperfezione. Nella cultura occidentale siamo troppo legati all’idea della perfezione, della scelta millimetrica delle seguenze senza soffermarci sulla bellezza e le sensazioni che può donarci un qualcosa di non perfetto. Il Wabi Sabi permette di apprendere e fare proprio questo pensiero, imparare ad accettare ciò che ci fa stare bene anche se non è perfetto, a vedere oltre. Una pianta fuori posto rispetto all’ideale comune, una scheggiatura, un’arredo “povero” e “freddo” non sono sbagliati. Sono solo imperfetti nella loro perfezione.

Wabi Sabi

È possibile collegare il Wabi Sabi alla persona?

Nella cultura occidentale è sempre più forte il concetto del body positive, ovvero imparare ad accettarsi per quello che siamo, ad apprezzare anche le imperfezioni. È proprio a questo concetto che possiamo legare il Wabi Sabi del corpo.

Se abbiamo una cicatrice, una smagliatura, una macchia subito gridiamo all’imperfezione. Ma perché? Quei segni sono parte di noi, sono la nostra storia, la nostra vita. Abbiamo una smagliatura? Racconteranno una gravidanza o una dieta, in ogni modo qualcosa che ci ha portato a vivere questo momento così com’è. Una cicatrice? C’è una storia dietro, bella o brutta che sia è la nostra, ci ha reso chi siamo e ha fatto di noi la persona che oggi combatte contro il mondo, quindi perché nasconderla?

Ogni imperfezione è perfetta nella sua unicità ed è proprio ciò che il Wabi Sabi vuole farci vedere: la perfezione esiste ma è soggettiva e imperfetta nella sua bellezza.

Fabiola Criscuolo

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